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Arrampicati sugli alberi, ci eravamo ingozzati avidamente, come se ci avessero dato un termine di tempo preciso. Uno dei figli del padrone guardava con una certa diffidenza questi dottori vestiti in modo patibolare e con evidenti sintomi di fame arretrata, ma restò zitto e ci lasciò mangiare fino a quel punto così ambito per degli idealisti come noi, cioè quando uno cammina piano per la paura di inciampare nella pancia.
Guevara, Ernesto. 2004. Latinoamericana: un diario per un viaggio in motocicletta. Milano: Feltrinelli.
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Perché viaggiare se non si è obbligati a farlo? [...]
Perché la questione non è viaggiare, quanto partire: chi di noi non ha qualche dolore da dimenticare o qualche giogo da scrollarsi di dosso?
Sand George, 1869 (citata in Berrino Annunziata, Storia del turismo in Italia, Bologna, Il mulino, 2011.
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Non è dunque la condizione umana a spingere a partire, ma il senso di disagio nella civiltà contemporanea a porre in uomini e donne il bisogno periodico di una tregua, di un allentamento, di un sollievo.
Berrino Annunziata, Storia del turismo in Italia, Bologna, Il mulino, 2011.
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Mi misi per 'la strada’ perché non potevo farne a meno; perché non avevo in tasca i soldi del biglietto ferroviario; perché ero fatto in modo tale che non riuscivo a passare tutta la vita 'allo stesso turno’; perché... insomma perché era più facile farlo che non farlo.
London, Jack. 1930. La Strada. Milano: Casa Editrice Bietti.